Valeria D’Andrea

VICTORIA DENY JEWELRY: appeal internazionale, sensualità mediterranea

Dell’inverno non se ne può proprio più. Non me ne importa niente della montagna, la neve e la mistica del caminetto. Ho voglia di sole, di mare, di raccogliere conchiglie sulla spiaggia, di stare a piedi nudi….

Sogno la Sardegna, un tuffo nell’acqua cristallina. E di sera, un pareo leggero per avvolgermi come un’antica greca e un gioiello ad illuminare la pelle abbronzata.

Questo è quello che vorrei oggi. E la mia immaginazione si esalta nel toccare i gioielli di Victoria Deny: lisci ed essenziali ma dalle forme importanti, iconiche.

E infatti Iconic è il nome della collezione che la designer Valeria D’Andrea propone per la stagione estiva. Io sono massimalista, adoro indossare magari un solo pezzo, ma importante, come l’alto bracciale Leaves in vermeil; o la polsiera Bones, presentata in bronzo per la stagione estiva.

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http://www.victoriadenyjewelry.com

How to Make Cacio e Pepe Like a (Hot) Italian Chef: Susan Westmoreland e Alessandro Borghese

susan canova

Susan Westmoreland…statuaria al Museo Atelier Canova Tadolini in Via del Babuino

Quando ci siamo incontrate quasi quasi scoppiamo a ridere. Conosciute per interposta persona -grazie a Valeria D’Andrea *, designer gourmande e newyorker d’elezione – non immaginavamo di essere così simili… a colpo d’occhio: capelli a caschetto scuri, occhiali grossi neri, scarpe basse, abbigliamento prevalentemente nero. Altine – beh lei decisamente alta – e rossetto evidente.

Caffè marocchino al Dobar in Via delle Carrozze

Caffè marocchino al Dobar in Via delle Carrozze

Non ricordo esattamente quello che ci siamo dette, abbiamo cominciato a camminare e chiacchierare chiacchierare e camminare e da Via Condotti abbiamo spianato Piazza di Spagna, Via del Babuino, Via Vittoria e gira che ti rigira come sempre quando il pranzo è tra donne, siamo approdate da Ginger in Via Borgognona.

Susan Sarao Westmoreland a New York è una personalità in vista: giornalista di lungo corso – da appassionata di cucina – titolata, con tanto di diploma al Cordon Bleu di Parigi – per giunta di origine italiana, da oltre vent’anni dirige Good House Keeping– rivista storica dove ogni ricetta viene testata e migliorata e ora impartisce anche consigli di gastronomia sul suo blog…. Ask Susan.

Ma questa volta, tramite Valeria di cui sopra, è stata Susan  to ask Angela : di passaggio a Roma in cerca dei migliori ristoranti di tradizione, chiedeva qualche dritta in piu’.
Susan con Angelina

Susan con Angelina

Certo, i ristoranti che conosceva glie li aveva suggeriti Lidia Bastianich, che per noi è la madre di Joe, quello di Masterchef, oltre che lei stessa volto tv,  ma oltreoceano è signora e padrona di un numero incredibile di ristoranti.
LIDIA BASTIANICH

Lidia Bastianich

Però io a a Roma ci vivo e (grazie al cielo) ci mangio tutti i giorni. Quindi, consultati opportunamente i signori dalle “lunghe forchette” – il mio collega Angelo e Mario il falegname – le ho buttato giù una lista di trattorie da far ingrassare solo a leggere i nomi.
Salvo poi scoprire che aveva già un accompagnatore. Genere italiano, morettone (gigione) e soprattutto esperto: Susan per le sue scorribande si sarebbe fatta guidare da Alessandro Borghese, scusate se è Cuoco.
E naturalmente lui le ha lasciato la sua ricetta, ovvero la sua versione della perfetta Cacio e Pepe.
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Alessandro Borghese

Chapeau. Ma io a casa ho il mio Padello – soprannome affibbiato da Sciura Valeria, meritato sul campo anzi ai fornelli – che mi delizia con primi romaneschi (e non) che rigorosamente non mangia ma assaggia. Sfidarlo a testare la ricetta del noto chef è stato il cacio sui maccheroni.
Allora per tutti gli altri, quelli cioè che per la cucina preferiscono affidarsi all’expertise dei veri cuochi, ecco di seguito il racconto dell’incontro professionale e umano di Susan con Alessandro, seguito dalla ricetta della cacio e pepe (di quest’ultimo), pubblicati da Susan su Good Housekeeping: http://www.goodhousekeeping.com/product-reviews/test-kitchen-blog/cacio-e-pepe-pasta-recipe
E ora, godo a (trasgre)dire, visto che a tavola non si può:  BUON APPETITO!!!!!

 

How to Make Cacio e Pepe Like a (Hot) Italian Chef

                                                                                by Susan Westmoreland

I’ve long been on a quest to find the trick to this most elemental dish. It only has three ingredients: cheese, pepper and pasta. How hard could it be? But it’s all in the details. So when I went to Rome earlier this year, I explained my wish to Lidia Bastianich, friend and Italian foodie extraordinaire. “You must meet Alessandro. He’ll take care of you,” she said.

Alessandro is Alessandro Borghese, chef, food consultant, Sky TV host, and Lidia’s co-judge on “Top Chef Junior, Italy.” Hmm, I was a bit skeptical. I didn’t want another fancied-up chef version (I’ve eaten plates of it swimming in oil and butter, even one with a dose of white wine.) But thank you, Lidia! This guy was the real deal: raised in Rome, cooked everywhere from cruise ships to top restaurants around Italy and in London and San Francisco. The name of his business “Il lusso della semplicita” — the luxury of simplicity — says it all.

I met him on a sunny morning in Rome and after walking with him barely 20 feet, a well-dressed businessman approached: “Excuse me, Alessandro, I would like to take a photo for my son. He is a major fan of yours.” Alessandro did a smiling selfie with him and we walked to a café to chat before starting to cook. From my seat, I saw two young women staring at us. (Did I mention that he is very handsome: mischievously twinkling black eyes, dark curly hair, and a thousand-watt smile?) The women approached, more selfies were taken.

And then we talked pasta (also family, growing up, music, life changing experiences — that’s for another day!). “It’s probably the easiest pasta to get wrong,” he said. “With only three ingredients, there’s no place to hide. So you must have everything ready.”

Into the kitchen, we went to make this…

Alessandro’s Cacio e Pepe
It doesn’t get simpler than this. The trick is in the technique. Alessandro gradually beats boiling water (between 3/4 and 1 cup) into the cheese to make the sauce. Alessandro likes a mix of about 70% Pecorino to 30% Parmigiano — it mellows the salty Pecorino, and adds a bit of creaminess.

Equipment you need:
• A large pot for boiling water
• Metal bowl large enough to hold the cooked pasta
• Mesh sieve that’s not too fine (looks like a window screen gauge)
• Wire whisk
• Tongs
• Colander
• A pepper mill to freshly grind black peppercorns
• 4 to 6 warm pasta bowls

Ingredients:
• Salt for the water
• 8-ounce chunk of Pecorino Romano (the one with the black rind is Alessandro’s preference)
• 4-ounce chunk Parmigiano Reggiano
• 1 pound fresh linguine, or other long thin fresh egg pasta (called “tonnarelli” in Rome)

Directions:
1. In 6- to 7-quart saucepot, heat 4 1/2 quarts water to boiling.
2. On finest side of grater, grate 2 cups Pecorino and 2/3 cup Parmigiano cheese (or if you prefer to use all Pecorino, grate 2 2/3 cups).
3. Place sieve over bowl and add cheeses to sieve; shake cheese into bowl, stirring, but not mashing, with your fingers to help. Set aside (a.k.a. eat) any larger bits of cheese.
4. Grind 2 teaspoons of pepper; whisk into cheese to distribute.
5. Remove 1/4 cup boiling water from pot and whisk into cheeses. The mixture will look crumbly. Whisk in another ¼ cup boiling water, beating until well incorporated. Then whisk in another 1/4 cup boiling water. Whisk 1 minute. The mixture should be the texture of stirred yogurt. Add water as necessary, another 2 to 4 tablespoons.
6. Add 1 tablespoon salt to water. Stir in pasta and cook according to package instructions.
7. Drain pasta and immediately add to bowl with cheese “sauce”. Use tongs to toss pasta until evenly coated. Divide among bowls. Serve immediately.

 

Susan Westmoreland is the director of the Good Housekeeping Test Kitchen.

http://www.goodhousekeeping.com/

http://www.goodhousekeeping.com/author-bio/about-susan-westmoreland-bio?click=main_sr

* Valeria D’Andrea, creatrice di Victoria Deny Jewelry

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Autumn’rock

pendants

Per questa stagione autunnale che tanto si fa attendere, Victoria Deny Jewelry ci propone i suoi pezzi iconici ed essenziali scaldando la collezione con il fascino delle pietre naturali.

selfie valeriaLa designer, Valeria D’Andrea, qui in un selfie made in NYC, nel mood invernale da’ risalto al colore brunito: l’ appeal materico della pirite a tronco di cono e boules si esalta nel contrasto coi moduli oversize in gold vermeil e argento lucido, quindi  giochi di sfumature nella palette dei grigi, per dare un twist aggressivo alle collane lunghe da lady sofisticata.

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Pirite, Agata grigia e pietra di luna tinta pesca sono abbinate alle forme iconiche del metallo anche nei bracciali, portati a piu’ strati per un’allure un po’ rock un po’ gitana. Dettagli rigorosamente in argento, anche nelle finiture vermeil o brunita.

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Quest’ultima particolarmente in linea con le tendenze moda di stagione, che vedono un ritorno allo spirito dark di fine anni ’80, ma raffinata ed elegante, a completare un outfit semplice come nell’immagine.

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Victoria Deny si colloca in una fascia di mercato peculiare, segue le tendenze del bijoux moda e le reinterpreta con l’allure dell’alta gioielleria.

La designer ha lavorato nel mondo del gioiello e dell’accessorio per oltre 10 anni, tra New York e Milano, collaborando con nomi del livello di David Yurman e Ippolita, e con importanti brand italiani di gioielleria.

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logo vdj

 

 

 

VALERIA, aka VICTORIA DENY

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Ah, Valeria! Quando l’ho conosciuta quella biondona in cargo pants mi ha messo anche un po’ paura…Non che all’epoca IO INVECE fossi rassicurante, morettona e minigonnata com’ero in quella primavera milanese…

Poi si studia, si lavora, si cresce, “less is more” e ci si trova ad aver attraversato in corsa due decadi e a capirsi al volo come due sorelle..anzi meglio.

Le strade si separano, poi si incrociano di nuovo. Ho cambiato pelle tante volte. Lei, nata sotto il segno dei Pesci, pure. Ma, she was born to design…alta gioielleria, occhiali, accessori, per tornare poi ai bijoux, suo primo amore. Potrei farvi una scheda prodotto da department store, invece vi dico solo che i suoi gioielli in vermeil – argento placcato oro 24 carati – sono lisci, essenziali, importanti ma non prepotenti.

Rispecchiano perfettamente la sua personalità, che potrei definire così: poche chiacchiere.

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campagna spring summer 2014

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v deny

[questa dolce signora dal vitino di vespa è Madame Deny, l’originale. Ava piemontesissima della nostra lacustre Valeria, che di cognome ha un più.. meridionale D’Andrea]