Roma

SENZA NERO: LUIGIA GRANATA ESPONE A ROMA IL SUO MONDO DI COLORI

Senza nero.

Per me questa è una provocazione. Io vedo nero vesto sempre di nero mi circondo di oggetti neri e persino la musica che ascolto è nera. E per fortuna che non ho un gatto.
Devo andare a vedere come si permette Luigia Granata di intitolare così una personale.

Mi affaccio, capisco. Luigia appare come un personaggio degli anni ’60, io la vedo così, un quadro vivente di Novella Parigini. Bionda, morbida con gli occhi trasparenti, la bocca a cuore. Su di lei, intorno a lei, solo colore. Su carta o seta, un senso di gioia liquida permea le sue opere. Colori accesissimi che trasmettono serenità, visi e forme quasi naif, parole si inseguono con una grafia quasi infantile. Nella sua sterminata produzione artistica ci sono anche tanti richiami alla sua terra, la Calabria, forse i fichi d’india, i peperoncini, i limoni che spesso sono protagonisti delle sue opere sono l’elemento che mi attira di più. In una pittura senza spigoli e senza nero, appunto, che mi fa pensare a uno Chagall senza nostalgia, ma con occhi ben aperti verso il futuro.

 

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LUIGIA GRANATA
Pittrice, scultrice, mosaicista, cromoterapeuta
http://www.luigiagranata.it

SENZA NERO
Alla Galleria Medina, Via A.Poliziano 32-36 in una collettiva con altre artiste fino al 7 dicembre 2017 – medinaroma.com

 

“Che fine hai fatto cantautore”: al Teatro Olimpico la finale del primo Premio Franco Califano

….Che fine hai fatto cantautore
non hai più niente da raccontare
e sentimenti, tu dici solo banalità

Che fine hai fatto cantautore
fissi un prato e poi canti il mare,
da troppo tempo ti confondi pure tu

Roma, 24 ottobre 2016, ore 21.00

Tra nostalgia e nuovi talenti è in scena al Teatro Olimpico la serata finale della prima edizione del Premio Franco Califano: intitolato come una nota canzone del Califfo, “Che fine hai fatto cantautore”, lo show, condotto da Claudio Lippi e Rita Forte, propone al pubblico i 14 finalisti dell’omonimo concorso.

I cantautori si esibiranno dal vivo accompagnati dall’orchestra del maestro Alberto Laurenti, che con Fred Bongusto fu autore di “Che fine hai fatto cantautore”  e di tante altre canzoni di Califano. Laurenti ha voluto fortemente questo premio, che  vuole valorizzare la canzone d’autore e la canzone romanesca in un panorama musicale sempre più piatto e sonnolento, anche a causa dell’imperare dei talent show televisivi. A giudicare i protagonisti della serata – autori SIAE che propongono per l’occasione un pezzo inedito – è una giuria di addetti ai lavori presieduti dal musicista Antonello Mazzeo. Tra loro anche il giornalista Franco Melli, noto ai più per il calcio, ma anche grande amico ed estimatore di Califano, che nelle sue parole  “era e resterà soprattutto un poeta”.

Il concorso premia anche la canzone romanesca assegnando alla migliore il “Premio Roma Nuda”, in omaggio ad un autore come Franco Califano che ha espresso orgogliosamente la sua romanità anche in molte canzoni in dialetto.

In giuria per la prima edizione: il Presidente Antonello Mazzeo (musicista e amico di Franco Califano); Adriano Pennino (compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra); Alfredo Saitto (tra i più autorevoli esperti musicali italiani, giornalista, saggista, ideatore di spettacoli multimediali, attivo operatore culturale e autore televisivo); Roberto Gregori (produttore del disco ”Luci della Notte” e “Non escludo il ritorno” oltreché manager di Califano); Ricky Palazzolo (manager nel tempo di artisti come Niccolò Fabi, Marina Rei, Anna Oxa, Emanuele Filiberto e tanti altri); Franco Melli (giornalista e scrittore esperto in letteratura romana), Alfredo Saitto (critico musicale), Lino Fabrizi (ideatore e produttore del Festival della canzone romana), Paolo Silvestrini (biografo, anche del Maestro), e Mario Limongelli (Presidente della NAR Intenational, l’etichetta più rappresentativa dell’opera del Maestro, che produrrà il CD del Premio Califano), Stefano D’Orazio dei Vernice (musicista autore e cantante, caro al pubblico per successi  indimenticabili come “Su e Giù”, “Quando tramonta il sole”, “Solo un Brivido” e tanti altri).

Formentera: una grattachecca per Alessandro Florenzi

Quello che vedete è Alessandro Florenzi, che per rintemprarsi dalle fatiche degli Europei si prepara una bella grattachecca. E quello non è il Lungotevere…

A dire “scappo dalla città e apro un baretto su un’isola” … so’ boni tutti. Poi però c’è chi ci crede e lo fa sul serio, magari per realizzare un vecchio sogno.

E’ il caso di Fiorella, che per ricordare il suo Peppone – personaggio mitico della tifoseria romanista – ha deciso di prendere il coraggio anzi il carretto a due mani e sbarcare a Formentera, portando sulla famosissima spiaggia di Es Pujols il prodotto che più romano non si può: la grattachecca. Armata di ingegno e fantasia, questa romana tosta e sorridente ha disegnato un carretto che sembra di Dolce&Gabbana, posizionato all’ingresso di Rigatoni, il ristorante più cool de la isla.

Niente fa “estate romana” più della grattachecca, ovvero di quel blocco di ghiaccio, che grattato e irrorato di sciroppi di frutta ha rinfrescato le ugole di generazioni di romani. Oggi qualche chiosco rimane sul Lungotevere, ed è divertente per i turisti capitolini ritrovare questo sapore a Formentera.

Fiorella, come ti è venuto in mente di esportare la grattachecca alle Baleari?

– Con mio marito, Peppone, eravamo “aficionados” dell’isola. Dicevamo sempre che ci sarebbe piaciuto trasferirci qui e ho voluto farlo quest’estate, almeno per la stagione. In memoria sua e delle belle giornate che abbiamo passato qui.

– E perché proprio la grattachecca?

– Rinfrescante e tipicamente romana, era qualcosa che mancava. Ho avuto l’idea di portarla in un posto dove non esisteva e mi sono ingegnata per portarcela, grazie anche all’appoggio del titolare di Rigatoni, che come molti sull’isola , è mio amico.

– Il carretto è veramente carino e si vede il tocco femminile, chi lo ha disegnato?

– Io naturalmente! lo styling è tutto mio, mi piacevano i colori e la vivacità e naturalmente ho voluto dedicare il nome a mio marito. Ci ho creduto talmente che una nota azienda romana di mistrà mi ha dato il suo appoggio ed eccomi qua!

Allora buona estate a Fiorella e in bocca al lupo.. e se passate da lei dite che vi manda Eve!

 

Intervista a Marco Rettighieri, direttore generale di Atac

Marco Rettighieri, nominato lo scorso febbraio direttore generale dell’Atac, è un ingegnere con grande esperienza di ferrovie. Direttore Generale Operativo della Italferr, è stato chiamato a Milano come Dg Construction nell’ambito del progetto Expo2015. Tiene corsi sul “project management delle situazioni perturbate” in Ca’ Foscari, Bocconi, in questi giorni era a Bari. È un manager che vuole fare squadra e va ad ascoltare anche l’opinione dei macchinisti e non esita a mandare i dirigenti a fare i controllori. Un approccio che ha suscitato, nel bene e nel male, forti reazioni in azienda e in città. In una stagione rovente per il dibattito tra i due aspiranti sindaci in fase pre-ballottaggio, ci si sono messi nuovi scioperi con ricadute drammatiche sulla cittadinanza. Ed è proprio in concomitanza con una di queste agitazioni sindacali che ho l’opportunità di incontrarlo. E gli rivolgo le domande di chi i “mezzi” li prende tutti i giorni.

È tipico dei romani, di ritorno da Parigi o da Londra, magnificare le bellezze dell’Urbe, concludendo però… “certo i servizi pubblici che hanno loro, guarda che metropolitane”. Quali sono i possibili modelli stranieri cui ci si possa ispirare per i trasporti capitolini? Quali best practice si potrebbero adottare?

Da una parte le problematiche del sottosuolo della città, dall’altra le leggi italiane, ottime per preservare il patrimonio ma che a volte sembrano non distinguere tra un frammento di vaso e una struttura monumentale. Tenuto conto dell’unicità dell’Urbe, si potrebbe pensare a un approccio diverso, per rendere il patrimonio visivamente fruibile dai passeggeri delle metropolitane. L’esempio è quello di Hong Kong dove la rete è stata ancorata al fondale marino a 500 metri di profondità, chiudendo la galleria nella parte inferiore e lasciando il “soffitto” trasparente, così che chi è a bordo possa osservare ciò che accade nelle acque marine (Rettighieri ha progettato e costruito a Hong Kong, ndr). Insomma, va fatta una scelta. O si sacrifica “qualcosa” oppure si scende in maggiore profondità, considerando però importanti difficoltà tecniche nella realizzazione.

 

(per continuare a leggere: http://www.cinquequotidiano.it/politica/campidoglio/2016/06/20/intervista-marco-rettighieri-direttore-generale-atac/)

Roma: stasera “Uniti per la vita ” a Palazzo Sacchetti

Importante evento di beneficenza stasera 27 maggio a Via Giulia: nei meravigliosi saloni di Palazzo Sacchetti, dalle 19.30 avrà luogo “Uniti per la vita“, una serata a sostegno della ricerca oncologica e scientifica in ambito genetico per la malattia di Peutz-Jeghers.

angelina con la dott. BilliA coinvolgerci è stata l’amica Maria Cristina Billi, dottoressa impegnata nel sociale  e in politica, che aderisce all’iniziativa che ha lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca e l’istituzione di borse di studio. Tutto finalizzato alla creazione di nuovi schemi di follow up per i malati di questa rara sindrome.

La location è tra le più prestigiose residenze capitoline, abbellita dalle opere più significative del manierismo: il salone dei Mappamondi di Palazzo Sacchetti vanta affreschi di Pietro da Cortona e Jacopino del Conte.

La serata ha un programma vario e movimentato, dalle note della pianista Perla Cozzone alla mostra fotografica di Jazmine Endis. Inoltre ci sarà l’esposizione d’arte del gruppo “Art Chat News” e di Vittoria Blasi, i gioielli di Cristiano Pagnini, i dipinti di Floriana Cason. Il tutto alla presenza del Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin e con l’intervento di Monsignor Arice dell’UNPS della Cei.

Per partecipare alla serata, contattare:

366 3739337   info@associazionegiannifusco.com

1, 2, 3 … LARP!!!

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Ma che vai a fare la maga-geisha a Battle for Vilegis per 5 giorni???
Cantilena…

Ebbene sì, almeno la metà delle persone alle quali ho anticipato le mie intenzioni di partecipare ad un gioco di ruolo dal vivo mi ha presa in giro!
Se non ci fosse stato Lailoken a coinvolgermi, non ci sarei mai andata; lo ammetto, che mi è servita una spinta, anche perché non sapevo esistessero eventi del genere, che fossero organizzati così bene e che potessero essere così coinvolgenti.

Ma perché non te ne vai in vacanza! … invece di andare a Battle che???
Cantilena…

Proprio da quelli che magari si mascherano nella vita di tutti i giorni perché sono un “vorrei ma non posso”. Quelli che se non fanno parte della compagnia del tramezzino ad un vernissage non sanno, non vanno… La Roma-bene che in tenda e al freddo… ma che sei matta???

Ho fatto armi e bagagli, liberato l’armadio dai kimono, preso una scatola di trucchi e son partita… Il mio PG (personaggio in gioco): Amidala (qui la mia infanzia pervasa da Star Wars ha predominato), incantatrice, originaria di terre lontane, dall’aspetto esotico e con katana in lattice.
Sono stata accolta dall’affetto e lo sguardo sincero dei Mercenari di Toremar, ho vissuto i miei giorni di evento in una bellissima tenda color porpora, quasi con tutti i confort (diciamo che non li perdonerò mai per non avermi fatto portare un “cesso” privato). Ho sofferto il freddo, il vento, la pioggia, l’umidità notturna, ogni tipo di insetto ma mai così tanto da potermene pentire.

Sì, proprio io che se mi spezzo un unghia faccio una tragedia , che l’igiene è la prima cosa, che sono abituata a frequentare tutt’altro. Proprio io che la prima cosa che ho notato è stata chi era arrivato già puzzato. Sì, proprio io…

Correva l’anno 106…
La storia inizia con le nebbie che si diradano sulla piana di Vilegis… ma l’introduzione la finisco qui perché non sono ancora così erudita da permettermi di citarla senza fare errori che mi metterebbero al bando per le prossime edizioni.

Il mio campo era quello degli Orsi di Brandis; tra le sette Casate di Vilegis, quella caratterizzata dallo spirito della Guerra. Intorno a me, tanti, variopinti combattenti: cavalieri medievali, vichinghi, barbari, orchi… Un campo con il recinto delle bestie, un’arena, la ruota della tortura e una gabbia in piazza d’arme a titolo di biglietto da visita. L’unico campo a non essere mai stato assediato e chissà perché…
La giornata tipo iniziava alle 5.30 con la prima “adunata”,  il Guardiano Icaria Brandis (ormai e per la terza volta “Alto Guardiano”!!!), il Comandante e le Aralde, davano gli ordini per il primo assalto ai nemici e così si andava avanti per tutte le battaglie previste nel programma; insomma non esisteva tregua per noi.
Coordinare il ritmo del gioco al trucco ed ai cambi di kimono non è stata roba da poco… ma una geisha non può farsi prendere in contropiede e poi dovevo giustificare i duemila trucchi portati con me. Non mancavo mai di ombrellino (una manna pure per  la pioggia!!!) e ventaglietto. Da sventolarsi, con il freddo che faceva, c’era ben poco ma lo usavo per “ammaliare”, ovvero lanciare incantesimi e ne sa qualcosa un signore di Soldraconis finito cavia in Accademia Apotecari
Tra una battaglia e l’altra, nel rifugio dei Mercenari, il vino comandava le nostre risate e il nostro fegato mentre nel vicino laboratorio di alchimia il maestro Olaf ci erudiva con le sue conoscenze…

In quanto a vino, si narra che in discotenda, durante la festa della vittoria, si bevesse direttamente dalle botti … Brandis, la prossima volta ci servono più botti!!! Molte botti!!!
Sono stati giorni di teatro dal vivo, grazie a chi il suo PG l’ha studiato e interpretato magistralmente, regalando scene indimenticabili di arte oratoria e pura goliardia. Come non ricordare gli orchi con il loro linguaggio incomprensibile, Cianuro e tutti i sui zhezzhe, Mior e il suo mummmmm, Grogar e la sua barbarica cafonaggine, i damerini, dovrei elencarli in fila tutti ma sarebbero troppi.
Il centro della movida di Vilegis era la “Cittadella”, zona franca, dove tutte le Casate si ritrovavano per rifocillarsi. Non era da stupirsi vedere una dama, tutta pizzi e damascato, sedere accanto ad un orribile orco, ignorante e primitivo. L’atmosfera era un po’ quella del covo dei pirati, popolato di figure ambigue e losche e di ogni genere di spia, pronta a tessere trame per creare alleanze o romperle.
Dietro ogni mascheramento, armatura o trucco, spesso, fantasticavo quale fosse la storia di vita reale, il lavoro, l’inquadramento, il contesto culturale ma tutto ciò era rigorosamente e volutamente lasciato a casa. A Vilegis, tutti i PG sono uguali, senza distinzione di fede, razza, sesso o ceto sociale. Il rispetto è cosa comune come rivolgersi a qualcuno con un “voi signore… o voi lady…” (qui mi viene da dire che oggi manco il darsi del “LEI” è più di moda). Ci sono dei ruoli definiti nelle casate, delle cariche che fungono da guida e da comando, ci sono i maestri di Accademia ma la vera e unica distinzione è tra nativi e non di Lunaria. Sì, lo so, è complicato da capire ma anch’io devo ancora trovare risposte alle mille domande che ho sulla storia di Vilegis e le sue evoluzioni.
Come del resto, anche quello che ho vissuto a livello emotivo non è – forse- facilmente comprensibile: un sentimento di pura fratellanza, essenziale nel disagio che tutti provavamo, nello sforzo fisico, nelle numerose battaglie che abbiamo fatto e vinto. Eravamo in tanti ma si percepiva un’anima sola, grande e compatta. Una grandissima unione e un fortissimo affiatamento. E ciò, sono sicura che non fosse caratteristica solo dei miei compagni ma di tutti i 1270 circa che hanno partecipato come me, come noi. Di B4V tutti hanno qualcosa da raccontare.

Tornata alla civiltà, mi sono sentita come uno dei “visitatori”, frastornata dalle macchine rotanti, dal traffico e dall’ignoranza di una città piena di nervosismo. Riadattarsi non è stato facile.

A chi oggi mi chiedesse ancora perché l’ho fatto, perché lo rifarei e lo rifarò, sono pronta a rispondere:

perché non lo fai tu? Che ti farebbe bene ma proprio bene!!!!”

MAI ABBASTANZA!!!!

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Pop icons: Barbie e “il partito delle ragazze”in mostra al Vittoriano

Accompagnare quattro bambine dai cinque ai dieci anni alla mostra di Barbie  è stato un vero e proprio viaggio indietro nel tempo. Sono stata una bambina ‘classica’, ho giocato per anni con Barbie, Ken, Skipper e il mondo che li circondava. Vedere la stessa piscina di plastica consumata dall’uso tutta nuova dietro una teca di vetro…beh ha scatenato ricordi a catena, legati ai miei giochi ma anche ad altro. Le bimbe del nuovo millennio ovviamente hanno detto che la piscina, come la prima casa, come l’aereo ‘sapevano di vecchio’, stesso commento per le meravigliose (secondo me) bamboline del ’59.

Di solito non sono una di quelle persone che affermano ‘si stava meglio quando si stava peggio’ o che rifiutano i cambiamenti, ma le vecchie bambole hanno qualcosa di autentico anche nella confezione degli abiti. Ovviamente i nuovi modelli ispirati a personaggi famosi e aggiornatissimi nei dettagli sono perfetti. Luccicano. Non trovi il minimo difetto. Ecco forse il mio problema è proprio questo, io adoro le imperfezioni…le bambine 2.0 no!

Direttamente dal Mudec di Milano è arrivata a Roma la mostra “Barbie The Icon”, centinaia di esemplari della bambola più famosa del mondo sono ospitati al Vittoriano, nel complesso espositivo all’ombra dell’Altare della Patria (dal 15 aprile al 30 ottobre). A prima vista può sembrare fuori luogo un’esposizione del genere in un contesto che ha visto al suo interno un susseguirsi di nomi sicuramente più legati al mondo artistico e culturale, ma in realtà non stiamo parlando di una semplice bambola – icona.

Come dare torto agli organizzatori della mostra quando dichiarano: «definirla una bambola sarebbe riduttivo. Barbie è un’icona globale, che in 57 anni di vita è riuscita ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica». D’altronde l’ideatrice Ruth Handler, figlia di emigrati polacchi, non si stancava di ripetere: «Con Barbie ogni donna ha sempre saputo di avere infinite possibilità». E proprio infinite varianti ne sono state prodotte, spaziando dalla moda al cinema, dalle nazionalità alle professioni.

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Altro che bionda super accessoriata, adatta solo a party e a decapottabili rosa shocking, Barbara Millicent Roberts, nata il 9 marzo del 1959, ha impersonato le donne più diverse: hostess ma anche pilota di aerei di linea, cameriera e regista, dog sitter e sergente dei Marines, commessa e ambasciatrice dell’Unicef, vigile del fuoco e astronauta al tempo del primo viaggio nello spazio di una donna, Valentina Vladimirovna Terekova. E poi veterinaria, poliziotta, paleontologa, acrobata, medico, infermiera. Ambiziosa ed emancipata, è da sempre un’icona al passo con i tempi, e qualche volta in anticipo come quando nel 2004 esce in commercio la Barbie candidata presidente degli Stati Uniti. Una candidata in piena regola che guida il “Partito delle ragazze” con tanto di programma scritto dalla Mattel, la ditta produttrice che ne ha vendute ben oltre un miliardo in tutto il mondo. E a proposito di arte, se anche il leggendario Andy Wharol l’ha reinterpretata un motivo ci sarà…….

Francesca Meucci