Made in Italy

A day in Via Condotti: (extra)ordinary scenes in the heart of Rome By G.Wyn Williams

Io a via Condotti ci sto tutti i giorni. Tutto l’anno. Tutti gli anni. E non mi stanca mai, con la sua bellezza decadente e mai davvero decaduta. Con i suoi bellissimi negozi di lusso adorni di statuari door men più neri del nero. I turisti giapponesi, silenziosi anche in gruppo, coi loro buffi outfit. Le signore romane, sempre un po’ troppo cariche rispetto alle colleghe milanesi, per essere veramente chic. Una via della moda che non tramonterà mai, forse perché veramente di moda non è né mai sarà. Ma è sempre bellissima, in quella specie di ascesa trionfale verso la Barcaccia e la scalinata di Trinità dei Monti, il posto del cuore mio e di tanti altri.

Gari Wyn Williams è gallese all’anagrafe, ma romano dentro e ha saputo cogliere quel mood al contempo pigro e caciarone della mia strada preferita. Potrete guardare questi ed altri suoi scatti qui nel suo sito

http://www.gariwilliams.com/Street-Work/Via-Condotti-Rome/

La fabbrica dei talenti del Made in Italy: Riccione Moda Italia compie 25 anni

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Riccione Moda Italia – RMI – Ricerca Moda Innovazione, la manifestazione sostenuta e organizzata da CNA Federmoda, compie quest’anno 25 anni e da pochi giorni è uscito il bando per l’edizione 2015 .

Un quarto di secolo di storia alle spalle, a maggior gloria del Made in Italy: dal concorso sono usciti i nomi dei più brillanti fashion designer delle ultime generazioni, che grazie all’incessante impegno di CNA Federmoda hanno potuto fare esperienza nelle aziende più prestigiose, esperienza spesso culminata in rapporti professionali di alto livello. E RMI può vantare un ruolo centrale nel mettere in contatto l’energia e la creatività pura degli studenti con le aziende, offrendo a queste ultime la possibilità di sviluppare il talento e formarlo all’interno della propria struttura.

Dietro al glamour e alla spasmodica ricerca di novità incarnata dai creativi-star, ci sono infatti migliaia di aziende piccole e grandi che con il loro altissimo livello di qualità tengono alto il nome della moda italiana. A spiegare l’obiettivo formativo di RMI è Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale CNA Federmoda e Direttore Generale RMI – “Il grande valore aggiunto della nostra manifestazione – continua Franceschini – viene proprio dalla relazione costante che CNA Federmoda, attraverso le proprie strutture territoriali, intrattiene con le scuole durante l’anno scolastico, e si realizza nel workshop formativo-professionale che ne è parte essenziale. Si tratta di un’esperienza di particolare valore per i finalisti che prevede un loro rapporto diretto con nomi di primo piano del fashion system nazionale ed internazionale, docenti dei diversi seminari che lo compongono ”.

Foto di gruppo per i giovani stilisti di RMI con Antonio Franceschini e Roberto Corbelli

Il Concorso si rivolge a studenti e giovani stilisti provenienti da Scuole e Istituti di moda, arte, stilismo e design. I loro progetti vengono valutati da una prestigiosa commissione di stilisti e imprenditori che sceglie i 30 progetti finalisti. I partner sono le realtà più importanti del comparto moda: le fiere di settore MICAM, MIPEL, MIFUR e Italia Invita; Associazioni come AIP e IACDE; realtà imprenditoriali come Max Mara, Freudenberg, Guterman, Macpi e LECTRA, che metterà a disposizione del vincitore assoluto una licenza di utilizzo del software Kaledo e relativo corso di formazione.

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Sei sono le Sezioni di prodotto aperte alla competizione: abbigliamento, maglieria, abbigliamento bambino, pellicceria, intimo/mare, accessori e calzature. Per ciascuna di esse sarà designato un vincitore e tra questi sarà individuato il vincitore dell’edizione 2015. I premi consisteranno in borse di studio e formule di stage presso griffe prestigiose.

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http://www.cna.it/cna/unioni/federmoda

Bauli e design: le ultime creazioni di Federico Rossi per Bongio

Per entrare nel mondo di Eve ci sono poche semplici regole:

  1. devi essere suo amico
  2. devi fare cose belle
  3. se sei attraente anche tu è meglio
  4. devi avere a che fare col Made in Italy

Bugia. Eve non ama le regole, figuriamoci i diktat.

Però queste quattro caratteristiche introducono a perfezione l’argomento del giorno e cioè Federico Rossi.

Noto alle cronache – anche di queste pagine – come creatore della poltrona Sweet In.Grid, Federico è architetto e designer ed è artefice del new deal della  storica azienda Bongio. Quelli che si interessano di interior design sapranno che è una delle piu’ note aziende italiane di rubinetterie; famosa per aver aggiunto tra le prime all’eccellenza dei materiali quel tocco di raffinato design che fa bello il Made in Italy.

Dalla rubinetteria all’arredo bagno piu’ sofisticato e da questo all’arredo tout court, l’evoluzione di Bongio vede Federico Rossi tra i protagonisti.

Nella collezione Sweet In.Grid, oltre alla gamma di sedute personalizzabili che ne ha decretato il successo, ecco arrivare un oggetto diverso, inconsueto, dal fascino d’antan. Insomma, sì. Un baule!

BAULE CHIUSO

Per me è sempre stato un oggetto del desiderio. In un’epoca di trolley e di viaggi low cost, nella generazione post-Chatwin, io sogno un viaggio sull’ Orient Express, con una mise, anzi una toletta per ogni ora del giorno… Beh è probabile che il sogno resti tale, ma grazie a Bongio potrò avere un pezzo che evochi quelle atmosfere con uno stile attuale. Un pezzo d’arredo che faccia parte integrante del décor della casa e al contempo mantenga questa idea di viaggio lussuoso… non puo’ che piacermi.

E allora ecco a voi lo scrigno delle meraviglie in tutto il suo splendore…

Io amo il rosso lacca abbinato al nero, quest’aria tra il déco e il cinese… ma come per tutte le creazioni della collezione Sweet In.Grid, numerose sono le varianti e le personalizzazioni. Oltre alle immagini qui sopra ho rubato qualche rendering, con un’algida versione in bianco, una cioccolatosa, un total black… Sul sito della Bongio troverete le altre creazioni di Federico ma per le novità, vi terrò aggiornati!

http://www.bongiocasa.it

https://it-it.facebook.com/pages/Federico-Rossi-architetto/318833438214887

Sweet In.grid: la piu’ sexy tra le sedute

Sweet In.Grid. Evocazione sexy di tipo femminile nordico. O dolce nella griglia?
Mi intriga. Vediamo…
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E’ la poltrona che vorrei si materializzasse in questo istante nel mio salotto! Fuoco a vecchi imbottiti floreali, fiamme ai chester da studio forense, velluto solo in teatro.  Cubo di Rubik e Mondrian, Bauhaus o mattoncini Lego, ognuno veda in questa seduta quel che vuole. Io ci vedo personalità, energia, glamour.

sweet in.grid 2E infatti la nostra algida ma Sweet In.Grid, che a parte il nome è completamente Made in Italy, si è già fatta vedere in giro, nei posti giusti s’intende: al Convivio milanese di quest’anno, a Vinitaly, a Sanremo, sempre in compagnia di volti noti.
Il creatore, l’architetto Federico Rossi, l’ha disegnata pensando ad un oggetto di arredo di forte impatto scenografico, per dar vita ad un concetto di lusso rigoroso e contemporaneo. Bronzo nelle varie finiture e pelle colorata, con uno styling da personalizzare secondo i propri gusti. Mi chiedevo come mai questo oggetto di design oltre al generale, meritato successo, impazzasse tra il pubblico femminile. Ingenua.federico rossi

E visto che Sweet In.Grid è giovane ma già affermata, l’azienda madre, la storica Bongio, le regala un evento speciale che si terrà il prossimo 27 settembre alla Biennale di Venezia. Otto promettenti artisti della galleria Winarts sono chiamati a concorrere per decorarla, in un continuum tra design industriale e arte, creando otto pezzi unici.

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In bocca al lupo a Federico e al concept di Bongiocasa, Ève aspetta curiosa di sapere chi vincerà “Forme d’arte per l’arte”. Se siete alla Biennale, non mancate. E intanto, tra queste versioni, qual’é la vostra preferita?

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http://www.bongiocasa.it

https://it-it.facebook.com/pages/Federico-Rossi-architetto/318833438214887

AMATI, UOMO

Che mi piacciano i maschi, sì, l’avevo fatto intendere.

Che mi interessi di eleganza, sì, penso, forse non in modo credibile ma sì, anche.

Che sia particolarmente attratta dai maschi eleganti, questo, l’avevo detto? Boh, non so, forse si era capito.

Se rimarco ci sarà un motivo, non volevo farvi perdere queste rivelazioni e chi ha orecchie per intendere intenda.

La questione è semplice: a meno che l’Uomo non indossi abiti talari o divisa militare – tanto per continuare con l’autobiografia – è veramente difficile che sia impeccabile; e anche in quei casi non è che tutti siano Padre Georg o Ufficiale e Gentiluomo. Mi spiego. Neanche a mettere un jeans e ‘na maglietta di ninodangeliana memoria, sono b(u)oni tutti, ma non ci mettiamo lì a disquisire. Anche perché se sei artista e/o maledetto, sportivo o under 20, non sei di mia competenza essendo io palesemente fuori target.

Quindi. Il tema è l’uomo formale, non dico elegante, non dico classico, ma rispondente all’idealtipo del maschio che lavora in città, magari in ufficio, riconoscibile cioè da pantalone, giacca, camicia cravatta, più varie ed eventuali. Escludiamo senza pietà i femminielli con spalla cadente e giacca che a mala pena lambisce i fianchi e la tshirt sotto il gessato, grazie no, era due governi fa.

Ordunque, volendo semplificare al massimo e dimenticando gli elegantoni del secolo scorso – Principi di Galles e Cary Grant, possiamo oggi contemplare su questi schermi due generi di eleganza istituzionale: il Lettiano (nipote, non Gianni) e il Renziano. Il primo, classicamente si concede il pantalone più ampio, la cravatta di ampiezza media, la giacca confortevole. Il secondo deve farti capire che sa, che si intende anche di moda, quindi indossa giacca e camicia slim e sceglie cravatte a tinta unita, strettine.

Sono sincera: mi turo il naso e voto il secondo. Il pantalone classico anche se dis-pensato mi sa subito di vecchio nella migliore delle ipotesi, di alì babà nei casi peggiori. Prediligo nettamente la gamba aderente, il risvolto, una linea asciutta. E “scuse” tipo gambe corte, polpacci robusti e natiche piatte non reggono. La bellezza, soprattutto nell’abito da uomo, è nelle proporzioni. Nel colpo d’occhio che pur senza leggere l’ampiezza del revers, la larghezza della gamba o l’aderenza al punto vita (se c’è), individua immediatamente un senso, un equilibrio. Quindi, indipendentemente dalla dotazione cromosomica, insomma che tu sia figo o no, non ci sono scuse: se l’abito confezionato non ti esalta, fattelo fare su misura.

Oh. E mica si è tutti uguali. Ognuno ha i colori che gli donano e quelli che gli stanno male, e mica saremo difettose solo noi donne. Quindi, con un po’ di gusto e un po’ di cervello, come in tutte le cose della vita, si gioca, si mette qua e si toglie là.  Con l’altezza del cavallo nei pantaloni , l’ampiezza del revers nella giacca, il modello di collo più adatto – alla francese, all’italiana – a un cigno o a un toro. Guardate che funziona. Mi spiego.

Se vado in giro con questo ragazzo, lascia stare che è evidentemente più giovane di me e che di suo fa già un metro e novanta, che ha la faccia simpatica e che esteticamente siamo ben abbinati, la gente ti dedica il secondo sguardo perché è vestito bene.

 

Indossa giacche aderenti dai colori vivaci, i pantaloni bianchi anche d’inverno se ne ha voglia, porta pochette vistose. E’ dichiaratamente italiano e piacione nel senso positivo del termine. Il suo stile è un’allegra ricercatezza e Scott Schuman, se lo conoscesse, gli farebbe sicuramente due scatti da postare sul suo Sartorialist. Quindi, in questo caso, come disse il saggio a Giovanni Rana, il migliore testimonial del prodotto è chi lo fa. Luigi è Bespoke Cordone 1956, ovvero è la faccia dell’azienda di famiglia, che una camicia dopo l’altra, fa made in Italy da oltre cinquant’anni.

Allora, siccome è altrettanto vero che ognuno debba fare il suo mestiere, se il rapporto con lo specchio è conflittuale e se la mano per i tessuti è scarsa, se il gusto cromatico latita, se lo standard non ci esalta, ma anche se non si trova mai un capo abbastanza esclusivo, e un abito dal taglio soddisfacente, ribadisco: affidatevi a Luigi, che ci pensa lui a costruire sartorialmente l’involucro adatto. Con le migliori stoffe inglesi per camicie e abiti, con le più pregiate sete italiane per cravatte e pochette. E poi, se ci prendete gusto, fatevi fare una bella camicia paisley con una stoffa vintage di Liberty, che sotto il cachemire giusto si illuminerà anche il colorito piu’ grigio…

P.s.: se mi tuffo nel vortice di bellezza ed eleganza maschile, non ne uscite vivi.

Perché mi incanta un passo dinoccolato in una bella scarpa inglese, la barba lunghetta che accentua il virilone e contrasta con l’efebico, la calza colorata che spunta dal pantalone un po’ cortino….ecco, scusatemi, ci sono ricascata. Basta, stop, alla prossima volta.

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ELEGANZA ITALIANA E SCARPE SUL TAVOLO

KRUSCEV[1]

Tutti conoscono questa immagine: è Nikita Kruscev alle Nazioni Unite, che reagisce con sovietica veemenza a un intervento poco gradito.

Forse non tutti sanno però che la scarpa sbattuta con vigore sul tavolo fosse Made in Italy! Incredibile, eh? In tempi di guerra fredda, il simbolo vivente del comunismo indossava capi fatti a mano in Italia. Non sono una spia né un’esperta di relazioni internazionali, semplicemente ho incontrato Luca Litrico, erede della famosa Maison di abiti da uomo, che mi ha raccontato tutta la storia.

In breve, il suo mitico zio Angelo Litrico, che nel dopoguerra aveva fondato la sartoria, non contento di aver vestito Rossano Brazzi, volto italiano del cinema hollywoodiano, e di essersi cosi affermato come sarto della Dolce Vita, ha anticipato addirittura il disgelo.

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Con gesto piu’ che ardito, per l’epoca, approfittò di una sfilata a Kiev per far recapitare a Kruscev un cappotto di baby alpaca bianca. Naturalmente aveva tentato la sorte, ipotizzando la taglia dell’uomo dalle foto allora in circolazione. Quando si dice il marketing….Il piu’ famoso Nikita della storia apprezzo’ il cadeau, cui era seguito un guardaroba completo anche di accessori. Da li’ a fare sfoggio di eleganza con uno dei gesti piu’ ineleganti del XX secolo il passo è stato breve.

Un simpatico aneddoto, ma nello stesso periodo Litrico ha vestito anche John Fitzgerald Kennedy. Probabilmente per la storia della moda Jackie ’O è piu’ memorabile, ma il fatto che anche il piu’ bello e fascinoso dei presidenti USA ( e forse…mondo) sia stato vestito dalla maison, non mi lascia indifferente.

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Oggi Litrico è presente come haute couture maschile in molti paesi del mondo, ovunque la sartorialità e la personalizzazione estrema abbiano un apprezzamento; forse con personaggi meno noti, ma solo per discrezione, non certo per scarso rilievo.

E questa tradizione di sartoria di alta  gamma ha oggi 17 settembre 2013 un nuovo riconoscimento. In occasione dell’anno della cultura italiana in America, la star mondiale della danza Roberto Bolle, presenta a New York il suo show Roberto Bolle and Friends Gala. In questa occasione, col patrocinio del Consolato generale a New York e con la sponsorship di Acqua di Parma, la Maison Litrico è citata nella pubblicazione dedicata all’evento, una vera e propria “summa”  dell’eccellenza italiana nelle arti.

Insomma, la sartoria ne ha fatta di strada da quel 1951 che ne ha visto i natali. E potete star certi che ne farà ancora molta!

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PROTOTYPE

Don’t miss the US Premiere of PROTOTYPE, a groundbreaking solo combining video and dance that Roberto Bolle will dance at the end of his gala at New York City Center on September 17. Check out this incredible trailer!!