La Posta di Bruciacuore

Mandami le tue lettere d’amore più disperate, assurde, svenevoli, ironiche… evelapetitepeste@gmail.com

Grande grande grande (pirla)

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Eccola la romantica, quella che basta una canzone per sciogliersi in lacrime, quella che c’è solo lui. Ma non scherziamo. Stavo già prendendo le chiavi della macchina per venirti a citofonare, farti scendere e darti una bella lezione. E provvidenziale, alla radio passano la tua canzone simbolo. L’inno delle sfigate illuse senza via di scampo, quelle con la sudditanza psicologica inestinguibile. Quelle che fico Califano – riposi in pace, m’attizza Vasco Rossi, riposasse pure lui a casa sua che c’ha stufato. Che poi escono con uno sfigatello stempiato panzuto con le crisi isteriche. Ecco, cosi’ almeno m’incazzo con Mina e non con te. E ricordati che a te quel sorcio sembrerà Golia, ma io mi sento Davide.

“Con te dovrò combattere, non ti si può pigliare come sei, i tuoi difetti son talmente tanti che nemmeno tu li sai.

Ma sei scema? Visto che si avvicina alla 50esima candelina, faccia un esame di coscienza e la pianti di dire che il mondo è cattivo. Ma che sei sua madre? Oddio se hai ste mancanze fai volontariato. Fai un figlio. Compra un cane.

Sei peggio di un bambino capriccioso, la vuoi sempre vinta tu, sei l’uomo più egoista e prepotente che abbia conosciuto mai.

Per quanto mi riguarda, da piccola i prepotenti li pestavo di botte, adesso che sono grande sono molto piu’ polite: questa è la corda, impiccati. Però tu ti senti figa col guappo. Ma che figura paterna hai avuto, porella?

Ma c’è di buono che al momento giusto, tu sai diventare un altro, in un attimo tu sei grande, grande, grande, le mie pene  non me le ricordo più.

Perdonami, per un nanosecondo di sesso dovrei sopportare il capriccioso difettato? Datti fuoco. Se deve diventare un altro, prendi direttamente un altro. Boh. Ma che ci sta solo lui? Ma ‘ndo vivi?

Io vedo tutte quante le mie amiche, son tranquille più di me, non devono discutere ogni cosa , come tu fai fare a me, ricevono regali e rose rosse per il loro compleanno, dicon sempre di sì non hanno mai problemi e son convinte che la vita è tutta lì.

Almeno  sai scegliere le amiche. Se pure tu sei ‘na mezza psicolabile, vai da uno bravo. Litighi, non ti regala niente perché è pure un pidocchioso e poi sono strane loro che dicono sempre di si’, cosi’ non gli rompono le palle e non hanno mai problemi. Veramente, se vuoi da uno bravo ti ci porto io. E strano che ancora tu le abbia, le amiche.

Invece no, invece no la vita è quella che tu dai a me, in guerra tutti i giorni sono viva sono come piace a te. Ti odio poi ti amo poi ti amo, poi ti odio, poi ti amo, non lasciarmi mai più sei grande, grande, grande come te sei grande solamente tu.

Aridaje. Se ti ecciti per due schiaffi e due piatti rotti sei da ricovero. Cioè, sei viva perché litighi e pensi di piacergli. Cretina. Se gli piacessi ti adorerebbe come un idolo. E invece sei una meschinella che per tirarsela dieci secondi dice ti odio. Na piattola, ancora “non lasciarmi mai piu”’… ma che lagna che sei, ma finiscila, pari una gomma attaccata sotto la scarpa. Senti, ci ho ripensato: visto che ti piace, intanto due pizze te le do io, poi se continui di questo passo ti do pure il resto.”

(la tua amica Caravaggesca)

Noi, no

 

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Deficiente sarai tu.

Non ho sbagliato. Non ti volevo prima e non ti voglio neanche adesso, perché devi insultarmi?

Ma sì invece sono deficiente. Mi manca un pezzo: senza di te non ci so stare, ecco.

E t’attacchi, mi risponderai col tuo consueto garbo. Infatti mi attacco. Mi beo della tua mancanza, mi piace. Soffro eh. Soffro di quel friccico che certi giorni mi va su e giù e non lo riesco a cacciare e mi vengono gli occhi supplici che tu conosci bene, accidenti a te. Me lo merito e mi va e deve essere così e non mi passerà mai e sono affari miei. Fottiti.

Tanto non si muove la montagna e non si muove neanche Maometto. Va bene così, lo sai benissimo che ci saremmo ammazzati, psicologicamente e fisicamente. Cioè io ti avrei ammazzato, al tuo primo sguardo da geloso fobico, al tuo primo rinfaccio pesante.

Perché tu mi piaci, da morire. Ma non ti sopporto, che ci posso fare? E’ colpa mia se sei pieno di difetti?

Tesoro mio, va bene essere maschi, perdo la testa per il tuo petto villoso e, confesso, per quella ricercata sciatteria che a parole mi ha sempre fatto imbestialire. Ma una gentilezza, una carineria a me proprio mai? Le passeggiate i fiori l’oroscopo sì che fanno per me.

Sono femmina, non solo fenotipicamente, come mi hai detto una volta in un eccesso di poesia. Voglio i regali voglio le smancerie voglio le bugie. Tu non ti sei mai sprecato a blandirmi e io ho creduto che volessi solo un assaggio del mio corpo, un giro sulla mia pelle, una veloce annusatina da cane. Fatto. E ognuno a casa sua.

E adesso arrabbiati, offenditi nel riconoscerti e beati di tutto il tuo virilume. Beota. Godrò anche di questo, perché io so campare e tu no. E anche se finalmente hai imparato a vestirti, io non sono gelosa. Che tanto quando penso a te non ti penso vestito.

Workout

ImmagineSono arrivata in palestra che volevo soltanto morire. Ho pensato: cosi’, le lacrime si confonderanno col sudore, sarò un unico straccio dalla testa ai piedi, una pozzanghera di tristezza. Mi farò una doccia e mi lascerò risucchiare come un rivoletto di acqua sporca.

Non ce la faccio piu’ con tutti i tuoi tiraemolla: o sei sposato o non sei sposato, o mi vuoi o non mi vuoi, io ti voglio, che devo fare, uccidere tutta la tua famiglia perché tu sia finalmente libero e tutto per me? Ma no, devo contenermi io, trattenermi, farmi forza violenza tacere implodere reprimere la voglia che ho di te per non metterti alla prova, perché sono io il serpente, la maliarda, il peccato tascabile. E tu potresti cedere e allora il tuo senso di colpa sarebbe colpa mia. E non sono neanche niente di che, grazie per avermelo ricordato col tuo ultimo sguardo dispregiativo.

Ti odio. Mi trascino con l’asciugamano sulle spalle sperando di finire stritolata, l’asciugamano me lo metterei sulla bocca per soffocare l’urlo che mi sale dalle viscere e che alla fine non ho neanche la forza di far uscire fuori. Muori. Crepa. Soffri. E invece muoio crepo e soffro io perché sono una stupida.

Mi metto in prima fila col mio tappetino per essere punita, sgridata, sotto l’occhio della maestra nerboruta tonica e cattiva, con quel microfono incorporato come un robot, che strilla come un’aquila il mio nome per ricordarmi quanto sono molli le mie natiche e atone le mie braccia. Sta stronza. Magari rosico e mi rianimo. Ma per adesso sono energica e reattiva come un calzino lavato a 90 gradi dopo la centrifuga. Mi butto per terra e mi preparo, mi allaccio bene le scarpe felice come un condannato alla sedia elettrica.

Poi alzo lo sguardo e lo vedo. In un oceano di fresche chiappe e fianchi femminili – perché per autolesionismo ulteriore mi costringo a fare lezione con le strafiche della situazione, minimo 15 anni e 15 chili meno di me – vedo una massa scura. No. Non è possibile. Ora non basta sentirsi una cacca, non reggersi in piedi, odiare tutti gli uomini per colpa di uno solo, ora anche l’umiliazione di un trainer MASCHIO BELLO e SOTTO I TRENT’ANNI? Troppo. E perché si mette preciso davanti a me con tanto spazio in sala? Uffa mannaggia a me che mi sono messa la canotta co ‘ste spalle cicciotte e rotonde. E perché mi sono messa la fascia da lavandaia? Ho proprio esagerato con l’autopunizione. E la canottiera aderente che fa risaltare piu’ che mai la pancetta da sollevatrice di rosette farcite?!

Porca vacca. Nel senso che sono grassa come una porca e ho lo sguardo da mucca. Ma tant’è, che faccio, mi alzo e me ne vado? Aggiungiamo mortificazione a mortificazione? Resto. Muoio, crepo, soffro.

E, vuoi la respirazione profonda, vuoi che stiracchiarsi aiuta a liberare il cervello, vuoi che questo tizio ha un braccio come tutte e due le mie cosce insieme ma di marmo, un punto vita come il mio ma in compenso sulle sue spalle ci starei sdraiata – e non sono proprio piccolina – che dire, per un istante non penso a te e a quanto mi fai soffrire. Penso che a quel braccione darei proprio un bel morso, per vedere se è poi cosi’ tonico. O sarà la dieta drastica che mi sono inflitta al tuo ultimo no, a farmi venire appetito? Quien sabe. Intanto vedo un piccolo tatuaggio, un gechino che dai dorsali scolpiti si inerpica su per il collo robusto. Mamma mia, i sali. Mi viene una voglia pazzesca di ficcarci il naso, di inalare quell’odore di ammorbidente e sudorino sano di questi sportivi con la pelle chiara.

Aiuto, mi si legge in faccia lo sforzo sovrumano che sto facendo per rimanere nella postura corretta per essere un po’ meno offensiva alla vista? No non ti girare altrimenti potrei per sbaglio beccare il tuo sguardo scuro e tagliente e grazie, no, di sguardi scuri taglienti e dispregiativi per questa settimana ho fatto il pieno.

Signur, lo prenderei a mozzichi. Troppo vecchia? Non me ne frega niente. Oddio, guarda adesso che fa vedere l’esercizio e muove il bacino avanti e indietro. Ma questi sono schiaffi alla povertà, guarda quella tuta. Deliquio totale. Muoio, crepo, soffro che questo non mi si filerà mai e rimarrò con lo sguardo allucinato per ore. Respira. Si’ respiro, o dovrei dire sospiro?

Gran finale di stretching, training autogeno, che è, boh, immagina il posto piu’ bello del mondo e dipingi su una tela bianca la cosa che ti piace di piu’ al mondo, tracciane i contorni, immagina l’odore, se è una cosa da mangiare il sapore…ma si puo’? Questo ragazzino non ha idea di quello che gli sto combinando, o forse si’, non lo so, non mi importa, ma è meraviglioso.

So che sono entrata da aspirante suicida e sono uscita da traspirante maniaca. E tu, con quella camminata da orso e quella panza, mi fai pure un po’ senso. Muori crepa e soffri e annega nei tuoi vizi e nel tuo autistico menage.

Che io da oggi mi do’ allo sport.

Idiota

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Carissimo Idiota,

questo appellativo è quello che piu’ ti si addice. Egoista e autoreferenziale come sei.

E’ quasi affettuoso, anche se non è propriamente affetto quello che provo per te.

E’…simpatia? Deve essere questo.

Sei vigliacco, e ti compatisco.

Sei meschino, e ci rido su.

Hai una vocetta stridula – sempre, non solo.. – e la trovo carezzevole.

Sei tracagnotto e io ti vedo “robusto”.

Sei bugiardo e io ti trovo fantasioso.

Hai l’onestà intellettuale di un radical chic e in realtà sei un nazista.

Insomma, diciamolo, sei una vera schifezza. Potrei abbuonarti qualcuno dei

tuoi milioni di altri difetti se fossi bello come credi di essere. Manco quello.

Insomma, che mai ci avrò trovato in te? Niente, disperatamente niente. Non ho crisi esistenziali

nè problemi di autostima e il fatto che tu mi abbia eletto “donna perfetta” (per te), non è necessario al mio ego.

Anzi, essere considerata “perfetta” da una simile monnezza non mi aggrada. Ma siccome tutti mi dite che sono/sarei stata/avrei potuto essere la donna perfetta per voi, ho capito che è un intercalare e fingo emozione con un sorriso ebete. Questo devo fare per sedurre, no?

Tu sei il mio oggetto, generalmente di piacere, perchè che dispiacere mi vuoi dare? non ho aspettative su di te.

Non ho niente, se non occasionalmente il mio corpo, su di te.

Non è atarassia, lo sai che non sono affatto una donna fredda. E’ che se stringo la bocca per il disappunto della tua ultima bugia mi vengono le rughe attorno alla bocca. E perchè sciuparla, visto che ti piace tanto? E se mi dovessi mettere a pensare perchè, accidenti, perchè sei così scorretto? mi verrebbe quella brutta piega tra le sopracciglia, quella delle persone riflessive e intelligenti ed io no, non voglio toglierti lo scettro. Quello intelligente, profondo arguto saggio sei tu, quello che ha letto tanti libri, quello che della profondità ha fatto un manifesto.

Sarà. Forse ti conosco un po’ troppo per credere alla tua iconcina di filosofo, che posso farci. Io lo so che quel testone è pieno di fuffa, non mi inganni. Però mi piace lo stesso, di piu’ scodinzolarti intorno, punzecchiarti, adularti. E mi piace proprio perchè sei una schifezza. Perchè, se ancora ti do’ retta, probabilmente sono una schifezza anche io.

La tua flapper erudita

Anime Golose

Amore benedetto,

non ho fatto per nessuno quello che ho fatto per te. E tu…pouff! sparisci. Ho lavorato duramente per essere come tu mi vuoi, languida e morbida come un cuscino di piume. Mesi e mesi di sacrifici, da un bignè a un pasticcino, da una tartina a un cioccolato con panna, pure d’estate, per diventare tonda e femmina come piace a te. E adesso, che sono soffice e accogliente, liscia e pigra, tu mi molli. Non posso volerti bene, spero tu mi possa comprendere. Ho due tette di autarchica imponenza, solide e genuine come quelle di una balia. La gente (i genti) mi omaggiano con frasi come “ritratto della salute“, “abbondanzia” e via di poesia. Riempio le bluse con magnificenza. Riempio lo specchio più che altro. E tu…no…ma…basta. Va bene, basta.

Il tuo lavoro non andrà sprecato, stai tranquillo. D’altronde, non è la prima volta che accade. Mi tampini, mi lavori, mi modelli come meglio ti piace e poi ti assale il dubbio, diciamolo pure, la strizza. E arriva un altro a prendere il tuo posto. Io avrei preferito te, lo sai.

Ma sono una femmina saggia, ormai; so che per cambiare prospettiva e umore, basta cambiare parola. Invece che un’amante che non ama, d’ora in poi sarai il mio ex preparatore atletico. Anzi, visto che di atletico ho ben poco, ti archivio come ex preparatore…erotico. Che peccato, però, mi piaceva essere un poco impegnativo e goloso bon bon. Ti lascio alla tua triste dieta e io mi auguro, ancora una volta, bon appetit!

Alina

Una storia vera

Che si trattava di una giornata singolare, si capiva da quelle che l’avevano preceduta. Aspettative, questo era il comune denominatore di quelle lunghe ore che mi accompagnavano per mano verso quella che sarebbe stata la mia giornata. Tutto il mio corpo si ribellava, lo potevo percepire chiaramente.   Ma apparentemente tutto era come sempre: lavoro, casa, amici….. Appunto, amici. Erano solo amici? Ero come presa da uno strano desiderio di vita che non sentivo più. E tutti quegli inviti che la mia amica mi rivolgeva e che andavano inesorabilmente a vuoto…..

Sentivo che qualcosa stava per cambiare, che “qualcuno” avrebbe cambiato quel qualcosa…..

Andai a quella festa controvoglia, ma con una certa curiosità.

Era lì, stanco e di cattivo umore, e neanche mi notò (così seppi dopo).

Dopo 15 gg.. una conferenza. Niente di più noioso, pensai, ma mi preparai con molta cura, scegliendo bene il vestito ed il sorriso che avrei dovuto indossare.

Era lì, e mi riconobbe subito: dovevamo avere lo stesso umore, perché il suo sorriso si fece evidente, come per contrastare la noia che invadeva anche lui.

Non ricordo in quanti fossimo, comunque tanti, e tutti insieme andammo a cenare in un ristorante molto carino. Capitammo (?!) seduti uno di fronte all’altra, ed io mi persi nei suoi occhi….. Fu un attimo, e capii.

Nei romanzi si legge sempre di questi magici incontri, ed io ho sempre sorriso all’idea di come possa essere stupido e improbabile essere vittime di colpi di fulmine! L’amore va conosciuto, pensavo, non può sbarrarci la strada ad una cena…. Quanto mi sbagliavo!!!

Ebbi subito voglia di rivederlo, ma dovetti aspettare quasi una settimana, prima che il telefono squillasse.

“Volevo invitarti a pranzo”, fu il contenuto della telefonata. Stavo lavorando, e i miei pensieri corsero veloci… Era lui. Sì, certo che era lui, ma non al telefono. Dentro di me. L’avevo già riconosciuto, e, rivedendolo ebbi la conferma.

Parlò quasi sempre lui.

Un accento caldo, un sorriso accattivante, gli occhi…. I miei occhi. Ho visto me stessa nei suoi occhi. Era questo il segreto, pensai.

Ci salutammo, con la promessa di ripetere quell’esperienza.

A quel pranzo ne seguirono altri, ed altri ancora, e attorno a noi si stringeva un filo invisibile.

Aveva la dolcezza di un bambino, e con la stessa ingenuità, non mi manifestava esplicitamente nulla.

Passarono tre mesi così, tra pranzi e parole, telefonate e passeggiate.

Poi…..

Un giorno lo invitai a fare una cosa davvero sorprendente. Faceva molto freddo, era una rigida giornata di Gennaio, ma, noncurante del tempo, raggiungemmo una località toscana, dove si trovano delle piscine a cascata di acqua termale.

Arrivammo, ed era buio. Alcuni ragazzi che erano venuti prima di noi, avevano lasciato nelle rocce delle candele accese…. Sembrava un paesaggio incantato: le stelle erano affacciate sulle nostre teste, un fumo denso e caldo saliva dall’acqua, come ad invitarci con il suo movimento…

Ci spogliammo, non senza qualche brivido. Entrò prima lui, e mi guardò immergermi lentamente, vestita del suo sguardo e con l’acqua che mi accarezzava dolcemente la pelle. Lo raggiunsi e mi trovai tra le sue braccia, le sue labbra mi cercarono avidamente, e mi trovarono…

Siamo rimasti lì, così, non so quanto tempo, tutto si era fermato intorno a noi, solo il cuore andava, più veloce del tempo, come a ricordarmi che ero viva. Infatti ero finalmente rinata tra le sue braccia, ogni bacio mi faceva tremare, vibrare, ero avvolta dall’acqua e da lui…..

E’ passato un anno da quel giorno, e i brividi sono sempre quelli, forse più intensi che allora.

Unavitafa

L’OMBRA DI UN SORRISO

ESTATE, Viola Loy. 50x70. Tempera trattata su cartoncino.

ESTATE, Viola Loy. 50×70. Tempera trattata su cartoncino.

L’ombra di un sorriso

sul tuo viso

nella notte piena di stelle.

L’ombra di un sorriso

sulle tue labbra e nei tuoi occhi

che guardano lontano.

L’ombra di un sorriso

quando mi guardi e non ti avvicini.

L’ombra di un sorriso

nel mio cuore che ti aspetta

ti aspetta, ti aspetta…

Viola Loy